Una storia lunga settant’anni, quella del Maggiolino Volkswagen, una delle auto più iconiche del secolo scorso. Volendo lasciarci alle spalle tutte le vicende del dieselgate che ha coinvolto la casa tedesca, scegliamo in questo caso di dedicarci a ripercorrere la storia di una vettura che è rimasta impressa nell’immaginario di molti. Il Maggiolino è l’auto di serie più longeva della storia dell’automobilismo, e non si poteva immaginare una cosa simile per un’auto che era pronta nel 1939, a un passo dallo scoppio della guerra che così bloccò la produzione industriale d’auto in favore della riconversione in bellica. Sulla base del Maggiolino si svilupparono tre veicoli di tipo militare, anfibi e in versione trazione integrale con marce ridotte, per potersi adattare a tutti i terreni. Solo nel 1945, al termine della guerra e con una fabbrica quasi rasa al suolo, un impegno del governo del Regno Unito permise di ricostruire la struttura, fornendo fondi e manodopera per la rimessa in moto del capannone. Si arriva solamente al Dicembre del 1945, dopo Natale, ad avere le prime auto di serie non militari, pronte per il pubblico. Sebbene le prime migliaia fossero più o meno solo preacquistate da ex militari, il termine della presenza britannica in fabbrica permise la fondazione della Volkswagen GmbH, che riprese la produzione esattamente dallo stesso punto.

La storia, da lì in poi, è un susseguirsi di successi commerciali, di passaggi al cinema (basti pensare alla serie di film di Herbie, il maggiolino tutto matto), di icone della musica e dello spettacolo che si immortalano accanto al Beetle. Solo nel 1978 la produzione del maggiolino lascia la Germania (dove inizia la produzione di Polo, Golf e Passat) passando in America Latina. La solidità della vettura segna anche un importante successo, laddove le strade asfaltate erano rare e i fondi sconnessi molto più all’ordine del giorno. E ancora oggi, tra Beetle e soprattutto New Beetle, viviamo nell’era del Maggiolino.